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Gli obiettivi net zero sono ancora raggiungibili?

Politica, finanza e media concorrono al raggiungimento degli obiettivi a indirizzo net zero? Ne parliamo in questo approfondimento

E’ vero che i gas serra sono ai massimi storici?

Gli incentivi sono utili?

E i famosi obiettivi a indirizzo net zero, sono raggiungibili per l’Italia?

Negli ultimi anni la comunità globale si è posta un programma molto ambizioso con un obiettivo chiaro di impatto zero in termini di CO2 al 2050.

In questa cornice l’Europa ha definito un fadeout totale dei veicoli a combustione interna al 2035.

Dato anche il contesto piuttosto complesso in cui la sfida della sostenibilità si inserisce (inflazione, guerra in Ucraina e permacrisi, solo per citare alcuni degli elementi aggravanti), viene da chiedersi: a che punto siamo oggi? E soprattutto: gli obiettivi a indirizzo net-zero sono davvero raggiungibili? 

Soprattutto per il nostro Paese la risposta è dipende.

Nel frattempo i pronostici globali che ci arrivano da fonti autorevoli come il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) delle Nazioni Unite, non sono di certo dei migliori.

L’aumento delle temperature continua, mentre il tempo stringe. Gas serra ai massimi storici

Derivante principalmente dalla combustione fossile, l’aumento delle temperature indotto dall’uomo sta aumentando a un ritmo di oltre 0,2 C per decennio.

Un recente studio condotto dal’Università di Leeds: “Greenhouse gas emissions at ‘an all-time high” , ha evidenziato che le emissioni di gas serra sono “ai massimi storici“, con “L’attività umana che ha portato all’immissione nell’atmosfera dell’equivalente di 54 (+/-5,3) gigatonnellate (o miliardi di tonnellate metriche) di anidride carbonica in media ogni anno nell’ultimo decennio (2012-2021)“.

Lo stesso Piers Forster coordinatore del progetto Indicators of Global Climate Change e direttore del Priestley Centre for Climate Futures di Leeds, ha recentemente dichiarato: “Il tempo non è più dalla nostra parte, è necessario essere rapidi difronte al cambiamento climatico e cambiare politiche e approcci“.

Verranno intraprese alcune delle scelte strategiche che guidano la transizione?

  • Politiche
  • Finanziarie
  • Mediatiche

Cosa fa la politica per la transizione ecologica?

La semplificazione della normativa ed il conseguente snellimento delle pratiche che consentono la realizzazione delle opere a indirizzo green, è certamente uno dei grandi temi legati allo sviluppo della transizione ecologica del nostro Paese.

E’ paradossale come, in Italia, normativa e politica non costituiscano un mezzo facilitatore e riformista per raggiungere risultati significativi verso gli obiettivi Fit For 55 e gli impegni presi con l’Europa, ma ne diventino invece il principale ostacolo.

Un esempio calzante, a questo proposito, riguarda lo stato di avanzamento degli impianti rinnovabili che, in Italia, non è incoraggiato quanto sbilanciato tra richieste di progetto formalizzate e progetti di fatto realizzati. Pochi, questi ultimi, proprio a causa di una normativa invadente e per nulla dinamica.

Leggendo il Report 2023 di Legambiente: “Scacco matto alle rinnovabili”, ci imbattiamo in numeri importanti: a fronte di 303 GW di richieste pervenute, ben 255 sono alle primissime battute dell’iter di connessione alla rete legate alla Soluzione Tecnica Minima Generale (STMG); mentre solo 4,58 GW ovvero l’1,5% delle richieste totali, sono arrivati alla formulazione della Soluzione Tecnica Minima di Dettaglio (STMD). 

Secondo l’approfondimento Comuni Rinnovabili 2023 è interessante notare come i GW di nuove installazioni si siano distribuiti nella stragrande maggioranza dei Comuni, 7.317 nel 2022. Una crescita lenta che, a fine 2022, coinvolge complessivamente 7.901 Comuni italiani – in cui è presente almeno un impianto di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile -.

Di questi, 3.535, pari al 45% del totale, quelli che possono essere definiti, teoricamente, Comuni 100% Rinnovabili Elettrici.

Numeri certamente significativi, ma che fanno registrare una brusca frenata rispetto a qualche anno fa. Si parla di un aumento complessivo di soli 42 comuni rispetto al 2020, un dato decisamente inferiore a quello del triennio 2017/2019 in cui la crescita era stata di ben 240 Comuni.

In generale, ciò che Legambiente denuncia negli ultimi Report, è un blocco alle tecnologie pulite che parte da lontano con incrementi percentuali molto bassi a partire dal 2011, quando in un solo anno furono realizzati ben 11 GW di nuova capacità facendo registrare un incremento, rispetto al 2010, del 34%.

Se avessimo continuato con questo trend, oggi ci saremmo ritrovati con 121 GW di potenza da fonti rinnovabili. Il doppio rispetto all’attuale parco installato, arrivando a coprire buona parte dei consumi elettrici del nostro Paese.

Gli incentivi statali sono utili in Italia?

Il biennio 2021-2022 si è contraddistinto per la presenza di pacchetti incentivanti a supporto della transizione ecologica. Per quanto concerne il settore che ci riguarda maggiormente, quindi la mobilità ed il passaggio all’elettrico, le iniziative hanno toccato:

  • I bonus per l’acquisto di auto nuove;
  • incentivi e bonus per l’acquisto e l’installazione di punti di ricarica domestici/privati (wallbox)
  • e naturalmente la ricarica dei veicoli su strada, grazie all’ausilio dei fondi del PNRR.

In particolare, riguardo al nostro core, ci chiediamo: che effetto ha avuto l’incentivazione sul numero di installazioni di punti di ricarica privata? 

Il trend on year fotografato da Smart Mobility Report POLIMI – Energy & Strategy 22 è rimasto costantemente orientato alla crescita, toccando picchi del +200% e +160% negli anni 2020 e 2021.

Da questo possiamo desumere che:

  • sia innegabile che questi risultati siano soprattutto frutto dei meccanismi di incentivazione, attivi in quel lasso di tempo;
  • l’incentivazione supporti l’aumento dei punti di ricarica privati che, con il loro incremento, sostengono a loro volta il raggiungimento degli obiettivi UE potenziando l’accesso alla ricarica.

A cavallo tra il 2022 e il 2023, invece, abbiamo assistito ad un brusco rallentamento dello sviluppo della rete di ricarica privata. Questo perché annunciare e poi bloccare un’incentivazione, come accaduto con i 40 milioni destinati all’acquisto e all’installazione di colonnine di ricarica a uso privato, non può che bloccare il trend positivo.

Eppure liberare queste risorse, deliberando i decreti attuativi che le rendono utilizzabili, vorrebbe dire poter aggiungere circa 25.000 punti di ricarica privati alla rete italiana.

Il ruolo di un’incentivazione ben concepita e ben attuata potrebbe quindi essere ancora decisivo nel raggiungimento degli obiettivi sostenibili ma non dipende, anch’esso, dalle scelte politiche?

L’impossibile benchmark con gli USA chiude le porte all’Europa sulla competitività 

Quando si parla di misure e scelte politiche tese a sviluppare in modo competitivo l’elettrificazione, è impossibile non citare l’IRA. Il mastodontico atto siglato quasi un anno fa dal Presidente Americano Biden che, in tema di mobilità e transizione all’elettrico, esplicita una strategia chiara e polarizzante: subordina gli incentivi BEV all’origine locale di produzione e materie prime.

Operazione fortificata dalla sua concomitanza ad altre istanze. Una su tutte la proposta di nuovi standard EPA, i quali prevedono che – entro il 2032 – il 67% delle auto vendute debba necessariamente essere elettrico. 

Purtroppo finora non possiamo affermare che in Europa siano state attuate misure altrettanto strategiche. Perlomeno non tali da superare l’empasse, a cui tristemente ci stiamo abituando, che ci separa dalla mera definizione di obiettivi al loro effettivo raggiungimento.

Scelte finanziarie determinanti, quelle a beneficio del fossile non mancano mai

Eppure le risorse e le iniziative non mancano e i capitali si muovono. Purtroppo non sempre a sostegno di progetti a indirizzo net zero. A testimoniarlo quelle scelte finanziarie che, come anticipato, concorrono al raggiungimento degli obiettivi a zero impatto. Il report “Banking on Climate Chaos – fossil fuel finance“, per esempio, parla di una cifra da capogiro: 5.500 miliardi di dollari in 7 anni destinanti al settore del fossile da parte delle maggiori banche di tutto il mondo, Italia compresa.

Una notizia che non trova molto spazio tra le pagine dei giornali, di certo non quanto i media ne riservino alla critica verso una mobilità full electric.

Scelte mediatiche da “maneggiare con cura” 

La “guerra all’elettrico”, che pare ormai in atto da parte dei media Italiani, non solo fa calare la maschera su di una cultura poco diffusa del settore, ma disorienta significativamente opinione pubblica e consumi.

Quando ci si chiede “Perché l’elettrico?”

Quando la risposta che sorge spontanea è “Per agevolare i Cinesi”.

Quando la soluzione alternativa proposta ricade su “E-fuel e Biofuel”, allora è chiaro come e quanto l’attività di disinformazione abbia prodotto risultati tangibili.

E-fuel e Biofuel, infatti, non solo non assicurano un impatto a zero emissioni, perché per essere prodotti richiedono un processo altamente energivoro (E-fuel) o, bruciando, liberano CO2 (Biofuel). Soprattutto, queste due paventate soluzioni, non sono in uno stato di avanzamento e maturità tali da poter essere considerati percorribili nei tempi definiti dagli obiettivi net zero. Cosa che è invece l’auto elettrica, la quale è una tecnologia:

  • con grandi margini di miglioramento, a differenza degli idrocarburi, degli Efuel e dei biocarburanti;
  • con grandi margini di sviluppo;
  • ha il minor impatto ambientale se alimentata da elettricità proveniente da fonte rinnovabile, e nei piani questo dovrebbe avvenire entro il 2035;
  • più efficiente dal punto di vista energetico.
Per concludere 

E’ dalle scelte strategiche e dalla loro attuazione che dipende la buona riuscita, quindi il raggiungimento, dei net-zero targets. Esse rappresentano non solo la cornice in cui avviene il cambiamento, necessario per il realizzarsi di una prospettiva a zero impatto, ma il terreno fertile che ne garantisce lo sviluppo (o meno).

In linea generale, tuttavia, sarebbe meglio distanziarsi dal considerare questi obiettivi come un traguardo finale, quanto un inizio.

Un nuovo inizio in cui l’interesse comune e del Pianeta vengono posti al centro, spodestando la posizione rilevante dei singoli interessi che ancora troppo spesso concentrano su di loro risorse e futuro.

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