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Gli obiettivi net zero sono ancora raggiungibili?

Politica, finanza e media concorrono al raggiungimento degli obiettivi a indirizzo net zero? Ne parliamo in questo approfondimento

Aggiornamento aprile 2026

L’Italia riduce le emissioni, ma non abbastanza velocemente.

L’Europa rivede il target 2035.

La disinformazione sull’elettrico non si è fermata.

A quasi tre anni di distanza dall’articolo originale, la domanda di fondo rimane la stessa: le scelte politiche, finanziarie e mediatiche stanno davvero accompagnando la transizione verso gli obiettivi net zero? Il quadro si è evoluto, in alcuni casi in meglio, in altri no. Eccolo aggiornato.

Net zero - emissioni: qualcosa si muove, ma non abbastanza

Nel 2024 le emissioni nazionali di gas serra hanno registrato una riduzione del 30% rispetto ai livelli del 1990, in calo del 3,6% rispetto al 2023, attestandosi a poco più di 360 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Il risultato è legato alla crescente diffusione delle fonti rinnovabili, in particolare idroelettrico ed eolico, al miglioramento dell’efficienza energetica e alla progressiva sostituzione dei combustibili più emissivi.

Sono progressi reali, al momento non ancora sufficienti. Le proiezioni indicano che il target europeo per il 2030 (riduzione del 55% rispetto al 1990) non verrà raggiunto. Proseguendo con le politiche attuali, tra cinque anni l’Italia emetterà il 42% in meno rispetto al 1990, mentre in caso di sforzi aggiuntivi si potrebbe arrivare a -53%, leggermente al di sotto dell’obiettivo.

Sul fronte delle rinnovabili in Italia la crescita registrata è stata in buona parte trainata dal Superbonus e dal bonus ristrutturazione, quindi concentrata nei piccoli impianti fotovoltaici domestici. Una misura utile ma che porta ad un cambiamento strutturale del sistema Italia.

Net zero - Cosa fa la politica: luci e ombre

Il collo di bottiglia resta normativo.

La denuncia che nel 2023 faceva Legambiente (un sistema autorizzativo che blocca la realizzazione degli impianti a fronte di richieste enormi) è ancora parzialmente valida nel 2026, anche se qualcosa si muove.

Un decreto del giugno 2024 ha fissato obiettivi annuali per la capacità da fonti rinnovabili in ciascuna regione italiana, raggiungendo un totale di 80 GW nel 2030. Un passo nella giusta direzione, ma che dovrà fare i conti con i tempi dell’iter autorizzativo. Di segno opposto, un decreto legge adottato nel maggio 2024 limita fortemente l’installazione di centrali solari sui terreni agricoli.

Il settore dei trasporti rimane quello più critico. Le fonti rinnovabili hanno soddisfatto appena il 5% dei consumi finali nel settore trasporti, la quota più bassa tra tutti i settori in Italia.

Net zero - Le scelte finanziarie: il fossile continua ad attrarre capitali

Nel 2023 citavamo il report Banking on Climate Chaos, che documentava 5.500 miliardi di dollari destinati al fossile dalle principali banche mondiali nei sette anni precedenti. Il trend non si è invertito.

A questo si aggiunge un elemento geopolitico nuovo per il net zero: l’uscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi sotto l’amministrazione Trump, con il conseguente smantellamento dell‘Inflation Reduction Act, ha rimosso uno degli stimoli più potenti alla transizione globale. Lo scenario globale si complica ulteriormente: Paesi come Cina, India e Russia hanno emissioni solo in lieve calo e l’uscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi aggiunge incertezza in un contesto in cui servirebbero sforzi ingenti e tempestivi.

Net zero: quanto siamo lontani dalla meta?

Le scelte mediatiche: la narrativa cambia, ma i riflessi restano

La "guerra all’elettrico" sui media italiani che documentavamo nel 2023 si è in parte evoluta. Il dibattito non è più "l’elettrico funziona o non funziona", su questo i numeri hanno risposto. La nuova frontiera della disinformazione si è spostata su temi come la dipendenza dalla Cina per le batterie, la sostenibilità ambientale della produzione di batterie, wallbox, accumulatori e la rivalutazione degli e-fuel come alternativa percorribile nel breve periodo.

Su quest’ultimo punto vale la pena essere chiari: gli e-fuel non assicurano un impatto a zero emissioni perché per essere prodotti richiedono un processo altamente energivoro e non sono allo stato attuale economicamente sostenibili per un uso quotidiano nel contesto privato. La loro inclusione nella revisione normativa europea risponde più a logiche industriali e politiche che a una valutazione tecnica sulla loro efficacia climatica.

Net zero: direzione giusta ad un ritmo sbagliato

Il quadro del 2026 per il net zero è più complesso di quello del 2023, non necessariamente peggiore, ma più ambiguo. Le emissioni calano, le rinnovabili crescono, il mercato elettrico si muove. Allo stesso tempo, gli obiettivi vengono ammorbiditi, le scadenze slittano e i capitali continuano a fluire verso il fossile.

Tra il 2005 e il 2023 l’Italia ha conseguito una riduzione delle emissioni nette del 34,8%, superiore alla riduzione media UE del 30,5% nello stesso periodo. Non siamo partiti male. Il rischio è che ci accontentiamo di essere nella media europea invece di guardare alla media di domani.

Fonti:
ISPRA – Inventario nazionale emissioni gas serra 2024;
Italy for Climate / QualEnergia.it – "Che vento tira sulla decarbonizzazione in Italia?" novembre 2025;
Parlamento Europeo – Strategia di azione per il clima dell’Italia, 2024;
Quattroruote / Vaielettrico – revisione normativa CO₂ UE, dicembre 2025;
Il Sole 24 Ore – "Riduzione emissioni CO₂ in Italia", ottobre 2025.

Aggiornato ad aprile 2026.

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